{"id":3124,"date":"2022-03-14T18:11:09","date_gmt":"2022-03-14T16:11:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giovanninacci.net\/blog\/?p=3124"},"modified":"2022-03-14T18:11:26","modified_gmt":"2022-03-14T16:11:26","slug":"losint-e-i-tempi-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giovanninacci.net\/blog\/losint-e-i-tempi-di-crisi\/","title":{"rendered":"L&#8217;OSINT e i tempi di crisi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/pulse\/losint-e-i-tempi-di-crisi-giovanni-nacci\/?originalSubdomain=it\" target=\"_blank\">Pubblicato su LinkedIn il 5 marzo 2022<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che stiamo vivendo oggi (5 marzo 2022) \u00e8 fuori da ogni dubbio definibile come &#8220;tempo di crisi&#8221;. Crisi che si manifesta chiaramente anche con un altro concetto: il &#8220;tempo di guerra&#8221;. Guerra: quante volte durante la precedente crisi &#8211; quella del COVID-19 &#8211; ci \u00e8 piaciuto usare questo termine. Un termine che, per nostra fortuna, avevamo un po&#8217; perso l&#8217;abitudine a usarlo nel sua accezione principale. O meglio, avevamo perso l&#8217;abitudine a usarlo nella sua accezione principale, per fatti che ci riguardassero cos\u00ec da vicino. Nel caso del COVID-19 usare &#8220;guerra&#8221; (al Covid, alla pandemia, eccetera&#8230;) ci concedeva la lusinga di un\u00a0<strong>senso di mobilitazione<\/strong>, un senso di forza o meglio di &#8220;potenza&#8221;. Dopotutto, non nascondiamoci dietro un dito, sentivamo (sentiamo) tutti di poter vincere la &#8220;guerra al Covid&#8221;. Una &#8220;guerra&#8221; che &#8211; per quanto sapevamo gi\u00e0 sarebbe stata lunga e assolutamente non priva di conseguenze tragiche &#8211; eravamo certi di poter vincere, e senza nemmeno troppe privazioni concrete, al netto dei (legittimissimi e anche necessari) &#8220;scontri&#8221; in punta di diritto (e non solo) tra le varie visioni e interpretazioni della pandemia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per\u00f2 la guerra &#8220;vera&#8221; &#8211; cio\u00e8 la&nbsp;<strong>guerra tra gli uomini<\/strong>, non la guerra&nbsp;<em>degli&nbsp;<\/em>uomini contro qualcosa &#8211; pone chiaramente questioni ancora pi\u00f9 complicate. Ma non voglio con queste considerazioni presentarmi come un ulteriore esperto di questioni e fatti strategici: non ne abbiamo bisogno e soprattutto non \u00e8 il mio campo. E anche se lo fosse ci sarebbe gente molto pi\u00f9 in gamba di me a doverne parlare con cognizione di causa. Questa premessa mi serviva soltanto per riflettere &#8211; dal mio livello di astrazione e attraverso gli strumenti concettuali della mia disciplina, l&#8217;OSINT &#8211; su due fatti:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>le invettive verso chi sui social esprime i propri pensieri su argomenti di cui non \u00e8 esperto;<\/li><li>l&#8217;ennesima riduzione di OSINT, anche durante la crisi in Ucraina, a mero ripetitore di fonti giornalistiche.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Punto 1<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ogni &#8220;switch&#8221; di tipo-di-crisi &#8211; che riguardi la guerra in Ucraina, la pandemia, la politica interna, le catastrofi naturali ma anche cose molto meno problematiche come il campionato di formula uno o quello di calcio&#8230; &#8211; da qualche tempo a questa parte appaiono sui&nbsp;<em>social&nbsp;<\/em>campagne di&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Meme\">meme<\/a>&nbsp;(pi\u00f9 o meno spontanee, pi\u00f9 o meno diffuse) che inveiscono contro chi &#8211; per lo pi\u00f9 sui social &#8211; dice la sua, senza esserne particolarmente esperto, sulle cose che accadono.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media-exp1.licdn.com\/dms\/image\/C4D12AQE23QztwLSgiA\/article-inline_image-shrink_1500_2232\/0\/1646476593244?e=1652918400&amp;v=beta&amp;t=V3RyMcYW8cs2BCtoEXeYKFfYj8Rv_qGVx7-1X2n1Cio\" alt=\"Non \u00e8 stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non capisco francamente questo atteggiamento. Siamo in una&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.raffaellocortina.it\/scheda-ebook\/luciano-floridi\/il-verde-e-il-blu-9788860306999-3271.html\">societ\u00e0 matura dell&#8217;informazione<\/a>, grazie a chi ci ha preceduto viviamo in una Repubblica che si pu\u00f2 certamente ancora definire democratica (o tendenzialmente democratica, scegliete voi&#8230;), viviamo in un contesto completamente intriso di informazione, in completa simbiosi con dispositivi attraverso i quali vi accediamo e in uno stato di palese dipendenza dai sistemi che la gestiscono, la producono, la dispacciano e la controllano, primi fra tutti i media (di stampo pi\u00f9 o meno giornalistico) e le reti sociali (i social network, o pi\u00f9 semplicemente&nbsp;<em>social<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto come si pu\u00f2 pensare di sbeffeggiare chi commenta fatti dei quali magari non \u00e8 particolarmente esperto,&nbsp;<strong>ma fatti che vive direttamente e che incidono concretamente sulla sua vita e sul suo modo di stare all&#8217;interno di questa societ\u00e0 matura dell&#8217;informazione<\/strong>? Perch\u00e9 mai non dovrebbe farlo? Perch\u00e9 mai dovrebbe sentire di astenersi dal farlo? Perch\u00e9 mai dovrebbe sentirsi obbligato ad astenersi dal farlo? Perch\u00e9 mai dovrebbe sentire l&#8217;esigenza di crearsi prima una expertise completa, affidabile e soprattutto referenziata e accettata prima di poter esternare alla sua rete sociale le&nbsp;<em>impressioni&nbsp;<\/em>e le&nbsp;<em>sensazioni&nbsp;<\/em>che la vita gli offre?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E perch\u00e9 mai altri dovrebbero sentirsi autorizzati a&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/sovrainterpretazione\/\">sovrainterpretare<\/a>&nbsp;quelle&nbsp;<em>impressioni<\/em>&nbsp;e quelle&nbsp;<em>sensazioni<\/em>&nbsp;spacciandole per pareri professionali studiati, ragionati e addirittura che meritano di essere messi alla prova con tanto di &#8220;metodo scientifico&#8221;?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;errore non \u00e8 di chi esterna&nbsp;<\/strong>&#8211; magari in modo improprio o eccessivo o imprudente certo &#8211;&nbsp;<strong>la sua risposta (pi\u00f9 o meno emotiva) a ci\u00f2 che i fatti della vita &#8211; e la loro espressione tecno-documentale &#8211; gli offre.<\/strong>&nbsp;L&#8217;errore sta in chi vede in quelle esternazioni un fatto da sottoporre al vaglio scientifico della intera comunit\u00e0 sociale. Abbiamo paura della pandemia? Certo. Abbiamo paura delle vaccinazioni? Pu\u00f2 essere. Abbiamo paura della guerra, che finisca il gas, che finiscano il pane, l&#8217;acqua, la farina? Ovviamente ancora di pi\u00f9. Perch\u00e9 chiunque dovrebbe sentirsi obbligato a prendersi un paio di lauree in questioni strategiche (o in medicina, ingegneria, ecc.)&nbsp;<strong>semplicemente per potersi sentire autorizzato a parlare liberamente di come lo fanno sentire queste cose<\/strong>,<strong>&nbsp;per esprimere a suo modo &#8211; e alla sua rete di relazioni significative &#8211; le preoccupazioni che queste cosa gli procurano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potr\u00e0 osservare che il punto sta nella misura in cui queste esternazioni finiscono poi per generare &#8220;bolle&#8221; che finiscono per sostenere sistemi di conoscenze completamente non validate che nel migliore dei casi finiscono per essere potenzialmente sbagliate e deleterie. Ma, di nuovo,&nbsp;<strong>il problema non \u00e8 nella &#8220;bolla&#8221; ma in chi non sottopone a validazione quella &#8220;bolla&#8221;<\/strong>&nbsp;ovvero vi si interfaccia con il tipico fastidio e insofferenza che il (presunto) esperto di dominio prova quando qualcuno si permette di entrare, non invitato, nel suo specifico campo di competenze (campo di competenze magari a fatica costruito in anni di studio e esperienze).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E&#8217; qualcosa che tutti, chi pi\u00f9 chi meno, abbiamo provato. E probabilmente tutti l&#8217;abbiamo provata stando da entrambe le posizioni.<\/strong>&nbsp;Nessuno di noi \u00e8 ragionevolmente cos\u00ec profondamente esperto del &#8220;tutto&#8221; da poter recitare la parte dell&#8217;esperto di dominio&#8230; in ogni dominio.&nbsp;<strong>Tutti abbiamo&nbsp;<\/strong><strong><em>incompetenze<\/em><\/strong>&nbsp;(che per lo pi\u00f9 sono in numero incredibilmente superiore alle competenze). Cos\u00ec come&nbsp;<strong>tutti abbiamo il sacrosanto diritto di descrivere l&#8217;effetto che ci fa il mondo basandoci sulle nostre (poche) competenze e sulle nostre (molte) incompetenze<\/strong>. Non possiamo davvero fare altro, dato che la massima parte di ci\u00f2 che conosciamo &#8211; o che crediamo di conoscere &#8211; del mondo&nbsp;<strong>\u00e8 fondata esclusivamente su pre-concetti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di criticare chi si improvvisa di volta in volta commentatore epidemiologo, o esperto di armi distruzioni di massa, o di storia dei conflitti interetnici, o Commissario Tecnico della nazionale di Curling e cos\u00ec via, dovremmo&nbsp;<strong>fermarci un attimo a riflettere su come ci apparirebbe una societ\u00e0 in cui ognuno di noi dovesse esprimersi non pi\u00f9 sulle cose che &#8220;crede&#8221; di conoscere, ma soltanto sulle cose che un qualche tipo di entit\u00e0 &#8211; terza ed esterna a noi &#8211; certifichi ufficialmente che conosciamo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due soliti problemi: 1) censurare (con la forza della repressione o della &#8220;banale&#8221; derisione) chi non reputiamo all&#8217;altezza di esprimere un qualsiasi tipo di pensiero \u00e8 qualcosa di una gravit\u00e0 inaudita e 2) chi istituisce, regola o &#8220;addestra&#8221; l&#8217;entit\u00e0 che dovrebbe certificare chi-pu\u00f2-dire-cosa e su quale argomento (entit\u00e0 che pertanto avrebbe il compito di apporre le relative censure)?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini di OSINT &#8211; in termini di &#8220;Teoria Generale per l&#8217;Intelligence delle Fonti Aperte&#8221;, cos\u00ec come ho tentato di proporla nella mia &#8220;trilogia&#8221; &#8211;&nbsp;<strong>quello della&nbsp;<\/strong><strong><em>accountability&nbsp;<\/em><\/strong><strong>non \u00e8 affatto un problema della fonte (aperta) bens\u00ec di chi attinge<\/strong>&nbsp;(e pertanto sottopone a validazione)&nbsp;<strong>a quella fonte<\/strong>. Che poi la fonte (aperta) debba rispondere al proprio network di fonti esponendo i metodi e le prassi attraverso le quali costruisce e narra le proprie conoscenze questo \u00e8 un altro conto. Inoltre qui stiamo parlando di fonti (aperte) che possiamo definire &#8220;professionali&#8221;, ovvero che si pongono professionalmente come tali. Ma chi esprime la propria opinione (quale che sia, pi\u00f9 o meno ragionata, pi\u00f9 o meno profonda, pi\u00f9 o meno consolidata, pi\u00f9 o meno dimostrabile) all&#8217;interno di un network sociale su un qualsiasi fatto della vita beh&#8230;&nbsp;<strong>non \u00e8 affatto detto che lo faccia con la volont\u00e0 di esprimere una sua presunta professionalit\u00e0 &#8220;in quanto fonte&#8221;<\/strong>. Professionalit\u00e0 il cui onere di valutazione e validazione ricade sempre e comunque al soggetto che intende fruire di quella fonte.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Punto 2<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche nel caso di questa crisi internazionale che vede l&#8217;Ucraina oggetto di una pressione bellica non indifferente da parte della Russia, hanno ricominciato a&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.dire.it\/02-03-2022\/712115-ucraina-open-source-intelligence-osint\/\">proliferare<\/a>&nbsp;all&#8217;interno dei&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/ucraina-russia-twitter-sospende-account\/\">network sociali<\/a>&nbsp;le classiche &#8220;analisi OSINT&#8221;, o analisi basate su &#8220;informazioni OSINT&#8221;, o analisi effettuate da &#8220;esperti OSINT&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ben vedere all&#8217;interno di questi prodotti di &#8220;OSINT&#8221; c&#8217;\u00e8 assai poco.&nbsp;<strong>E ancora meno c&#8217;\u00e8 della parte &#8220;INT&#8221; dell&#8217;acronimo Open Source Intelligence<\/strong>. La massima parte di ci\u00f2 che si legge fa certamente riferimento a &#8220;informazioni da fonte aperta&#8221; &#8211; e per lo pi\u00f9 di natura eminentemente giornalistica &#8211; ma di INT(elligence), quindi di attivit\u00e0 di analisi finalizzate all&#8217;ottenimento di una condizione di vantaggio strategico sui competitori, c&#8217;\u00e8 ben poco (o nulla). Anche qui qualche nota: 1)&nbsp;<strong>fare OSINT non significa banalmente fare &#8220;informazione&#8221;<\/strong>&nbsp;bens\u00ec implementare una funzione analitica complessa che \u00e8 sempre finalizzata all&#8217;ottenimento di un vantaggio di tipo strategico relativamente a un obbiettivo, una missione, una finalit\u00e0 (che pu\u00f2 benissimo anche essere quella umanitaria, ci mancherebbe); 2)&nbsp;<strong>fare OSINT non vuol dire collazionare articoli,&nbsp;<\/strong><strong><em>tweet&nbsp;<\/em><\/strong><strong>o&nbsp;<\/strong><strong><em>post&nbsp;<\/em><\/strong><strong>relativi a un argomento<\/strong>&nbsp;da ripubblicare oi all&#8217;interno di altri nuovi articoli,&nbsp;<em>tweet&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>post<\/em>; 3)&nbsp;<strong>fare OSINT non vuol dire nemmeno pubblicare e commentare cartine,&nbsp;<\/strong><strong><em>screenshot&nbsp;<\/em><\/strong><strong>da siti che geolocalizzano navi e aerei<\/strong>, o zoomare su fotografie estratte dai social per evidenziare presunti particolari rilevanti.&nbsp;<strong>Non che non possano essere attivit\u00e0 anche utili, intendiamoci, ma tutto questo ha certamente un nome diverso<\/strong>&nbsp;(in parte e per alcuni aspetti &#8211; prendendo il tutto con le pinze &#8211; potremmo ad esempio parlare vagamente di IMINT o di HUMINT&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma, di nuovo, come detto per il &#8220;Punto 1&#8221;,<strong>&nbsp;il problema non \u00e8 della fonte&nbsp;<\/strong>(pi\u00f9 o meno aperta, pi\u00f9 o meno professionale, pi\u00f9 o meno spontanea). Il problema \u00e8 di chi &#8211; per inettitudine, disinteresse o noia &#8211; omette totalmente qualsiasi fase di validazione. Attenzione,<strong>&nbsp;validazione della fonte, non delle informazioni<\/strong>&#8230; perch\u00e9 se non sappiamo nulla di un contesto, a poco o niente serve tentare di validare informazioni su quello specifico contesto (nemmeno il cosiddetto &#8220;incrocio&#8221; di pi\u00f9 informazioni, nella realt\u00e0 delle cose, serve a molto&#8230;). L&#8217;unica cosa che possiamo davvero fare \u00e8&nbsp;<strong>validare la fonte al meglio delle nostre possibilit\u00e0, attitudini e conoscenze<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soltanto in questo modo possiamo sperare di ottenere elementi concreti ed effettivi sui quali fondare il grado di fiducia che accordiamo a quella fonte, quindi alle informazioni che veicola. Per questo motivo, da qualche anno ormai, provo a sensibilizzare chi ha la pazienza di leggermi&nbsp;<strong>sulla necessit\u00e0 di costruire, all&#8217;interno di una Teoria Generale per l&#8217;Intelligence delle Fonti Aperte, una apposita &#8220;Dottrina delle Fonti&#8221;<\/strong>, che \u00e8 l&#8217;unica (se non l&#8217;ultima) possibilit\u00e0 di contrastare disinformazione, misinformazione,&nbsp;<em>fake news&nbsp;<\/em>e altri simili fenomeni contando su una buona &#8220;<strong>cassetta degli attrezzi concettuale<\/strong>&#8220;: insomma, la dotazione minima dei &#8220;ferri del mestiere&#8221; di chi si occupa di fonti e informazioni aperte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto ci\u00f2, ad oggi la speranza non pu\u00f2 che essere quella di poter tornare a parlare presto di questi argomenti con la dovuta serenit\u00e0 e senza &#8220;urgenze&#8221;. E soprattutto da un punto di vista che possa essere soltanto &#8220;teorico&#8221;. E&#8217; sempre meglio la teoria della guerra, che la guerra stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su LinkedIn il 5 marzo 2022 Quello che stiamo vivendo oggi (5 marzo 2022) \u00e8 fuori da ogni dubbio definibile come &#8220;tempo di crisi&#8221;. Crisi che si manifesta chiaramente anche con un altro concetto: il &#8220;tempo di guerra&#8221;. 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