Chi segue da un po’ il mio ormai trentennale impegno nell’ambito dell’Intelligence delle Fonti Aperte, chi ha avuto modo di scorrere i miei contenuti sul canale YouTube di Intellisfera, chi è incappato per qualche motivo nei miei volumi sull’OSINT, sa bene che — a fronte della mia passione per la “interdisciplinarità attuata” — ho un modo abbastanza “individualista” di pormi nella realizzazione dei miei contenuti.
Pochissime sono le eccezioni. Soltanto in rarissimi casi — si contano sulle dita di mezza mano — ho accettato di ospitare interventi di altre persone nei miei lavori e di solito sono sempre grandi amici.
Uno di questi casi è l’intervista in due parti a Martina Todaro sul tema “l’IA fagociterà OSINT?”. Una intervista che risale al 2022 ma che, a mio modo di vedere le cose, resterà un punto fermo per tutto quanto possa essere in qualche modo ricondotto a un “discorso etico” sull’Intelligenza Artificiale e sulle tecnologie in genere.
L’altro caso è quello di cui sto per parlarvi. Questa volta ho avuto il raro privilegio di ospitare un vecchio amico (anzi meglio: un amico di vecchia data): Federico Neri, in occasione della pubblicazione — a cura di Laterza — del suo bellissimo libro Parlare agli algoritmi: Intelligenza artificiale: trent’anni di errori, scoperte e rivoluzioni.
Ne è uscita una intervista bellissima. Una chiacchierata ad ampio spettro tra vecchi amici pacata, profonda, brillante, riflessiva che ha coperto un lasso temporale di sessanta anni: l’OSINT, IA, l’intelligence degli gli ultimi trenta… e dei prossimi trenta anni.
Il libro, ma non è nemmeno il caso di ripeterlo, vale ancora di più. Non è “soltanto” un libro per tecnici. Anche se è certamente “anche” un libro per tecnici. E’ un libro per chi la tecnologia — e l’IA — vuole viverla, sperimentarla, averne esperienza diretta, capirla… non solo “usarla”.
Non perdetevi questo libro, e nemmeno questa intervista.